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Report del Consiglio Grande e Generale di San Marino del 12 settembre – mattina

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In mattinata riparte l’esame della Variazione al Bilancio 2023: dopo l’intesa trovata ieri sera tra governo- maggioranza e opposizione, che ha sciolto il nodo delle residenze fiscali non domiciliate, l’Aula accelera i ritmi di lavoro.

In seduta notturna infatti sono stati depositati due emendamenti frutto dell’accordo, relativi all’impegno di revisione di tutte le residenze atipiche attualmente previste e alla tempistiche di entrata in vigore e applicazione degli articoli 10-11 (in pratica non sarà possibile richiedere le residenze fiscali non domiciliate prima del 31 marzo 2024). Il cambio di rotta dell’andamento dei lavori è confermato dal fatto che nella seduta odierna sono diversi gli emendamenti ritirati da parte dei gruppi di opposizione, mentre due emendamenti di Libera sono stati approvati all’unanimità. Non sono mancati però dibattiti e contrarietà espresse dalla minoranza su alcune proposte dell’esecutivo. Si parte quindi con la riformulazione dell’emendamento di Libera Articolo 16 Ter “Modifica comma 8 dell’articolo 5 della Legge 31 Marzo 2015 n.44” che viene poi accolto all’unanimità. In particolare, l’emendamento prevede l’innalzamento del tetto per la richiesta di rimborso in conto interessi dello Stato del mutuo prima casa. “Oggi il mutuo assistito dallo Stato, con rimborso di una percentuale degli interessi, viene riconosciuto fino a un massimo di 130 mila euro- spiega Guerrino Zanotti- Sappiamo quale sia ormai il livello dei valore immobili del mercato sammarinese, quella cifra purtroppo non è più sufficienti per acquistare un appartamento”. Quindi “l’idea- prosegue- è di introdurre un ulteriore innalzamento del tetto per la richiesta di rimborso in conto interessi dello Stato, a 250 mila euro, dal momento che mancano politiche per la casa, riteniamo questa misura sia un aiuto che cerca di agevolare questo percorso”. Il Segretario di Stato per le Finanze, Marco Gatti, propone di alzare il tetto dagli attuali 130 a 170 mila euro, in modo da accogliere l’emendamento. Per Libera “è comunque un intervento utile a molte famiglie”, per cui riformula l’emendamento, modificando la cifra, e viene infine accolto all’unanimità. Accolto all’unanimità anche un secondo emendamento di Libera, l’Articolo 16 quater, “Modifica comma 3 dell’articolo 6 della Legge 31 Marzo 2015 n.44”, approvato in una nuova versione, per dare mandato al governo di adottare un apposito decreto delegato di modifica dell’attuale normativa in materia di edilizia sovvenzionata nella direzione di “renderla più adeguata alle esigenze del contesto economico-sociale”.”Questa è una battaglia che il nostro gruppo continua a sostenere- spiega Matteo Ciacci- ovvero le difficoltà nel ricercare le abitazioni, sia in affitto, sia per acquisto e accensione del mutuo, sono un problema sollevato quotidianamente da tantissimi concittadini”. Quindi, “Cosa chiediamo?- prosegue il consigliere di Libera- che si riveda legge dei mutui, andando ad incrementare la quota che lo Stato dà rispetto interessi che vengono pagati sui mutui, agganciandola all’inflazione”. Il Sds Gatti conferma quindi l’accordo sull’emendamento con la modifica e slittamento dei termini previsti nella versione originaria. L’emendamento Art.16 quater è infine approvato. L’Aula quindi si concentra sugli emendamenti presentati dal Governo e dal Gruppo Misto all’articolo 18 “Modifica della disciplina in materia di protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali”. Al centro un intervento dell’esecutivo che porta ad innalzare i compensi per i componenti dell’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali, seguendo l’orientamento degli organismi internazionali a tutela dell’indipendenza delle Authority. Il Gruppo Misto presenta un emendamento totalmente abrogativo: “Il segretario di Stato ci ha messo ben 8 minuti per leggere un emendamento che modifica 2 articoli di un decreto- lamenta Alessandro Rossi- non si può lavorare così per evitare la discussione in Aula”. È una questione di tecnica legislativa, chiarisce. Quindi il dibattito si sposta più sull’opportunità dell’incremento del ‘gettone’: Andrea Zafferani, Rf, chiede al Segretario di giustificare il fatto che i compensi siano triplicati e “trasformati in veri e propri stipendi a tempo pieno”. Apre poi una parentesi sull’indicazione degli organismi internazionali di garantire l’indipendenza di certi organismi attraverso compensi “congrui” ed estende la riflessione sulla politica. Emanuele Santi, Rete, rinnova la richiesta al Segretario di spiegare la necessità dell’intervento: “C’è un aumento del lavoro e di responsabilità tali- domanda- che giustificano una proposta che fa passare da mille a tre mila euro i compensi?”. Matteo Ciacci, Libera, auspica piuttosto “un controllo delle delibere del congresso di Stato”. Infatti, “anche sull’Assestamento facciamo scelte strategiche- motiva- decidiamo dove mettere le risorse, allora cerchiamo di metterle dove veramente servono”. A fronte del recente aumento- comunque limitato- accordato sugli assegni familiari, chiosa, “bisogna fare di più per stimolare il governo a sostenere giovani e famiglie in difficoltà”. Matteo Rossi, Npr-Psd, ricorda invece come il lavoro dell’Authority abbia portato alla “sentenza Facebook” e diversi milioni di euro nelle casse dello Stato. “Non mi sento di criticare questo aumento- prosegue- perché segue il principio sacrosanto di indipendenza di questo organismo”. Si unisce quindi alle riflessioni di Zafferani: “Il mio appello è di ragionare per estenderlo su altri organismi istituzionali- manda a dire- al di là della paura del populismo”. Nicola Renzi, Rf, concorda sui meriti dell’Autorità per la privacy per “i suoi atti che faranno scuola” e si interroga poi sulla necessità di regole coerenti su tutte le Authority. Infine, auspica il superamento delle “pruderie”quando si parla anche di emolumenti decorosi per chi è in Consiglio e in Congresso di Stato. Matteo Zeppa, Rete, si smarca dalle aperture generalizzate sugli aumenti dei compensi: “Rifuggo che in Aula da tempo si leghi la maggiore indipendenza di questa sede in base a quanto percepiscono i membri- manda a dire- C’è questa equazione di una matematica non veritiera, secondo la quale in base a quanto uno guadagna allora è indipendente, ma io non penso sia una garanzia, anche se lo scrivono gli organismi internazionali”. Il Segretario di Stato Gatti puntualizza che proprio su questa proposta il confronto in maggioranza risale a prima dell’uscita dei consiglieri di Rete: “Già allora l’Autorità chiedeva un adeguamento dei compensi ed è stata valutata l’attività che si è fatta per tutelare i dati personali dei sammarinesi che- sottolinea- sono stati tutelati grazie a sanzioni che hanno portato 5 mln di euro alle casse dello Stato, se li sono già ampiamente pagati questi compensi”. Il Segretario punta infine il dito contro chi “continua a fare populismo”. Alla fine l’emendamento del governo viene accolto con 22 voti a favore e 9 contrari, mentre quello abrogativo del Gruppo Misto viene respinto con 22 voti contrari e 12 a favore. Altro confronto in Aula si ha alla presentazione dell’Emendamento di Rete 1 sexies “Imposta sui servizi di telecomunicazioni sul territorio della Repubblica di San Marino”. “La nostra proposta- spiega Emanuele Santi- è di inserire un’aliquota del 5% sui servizi di Tlc, senza gravare sul costo finale dell’utente”. Si tratta di “una misura di equità e con cui si mette a riparo dall’anomalia tutta nostra- chiarisce- poiché per la fornitura di Tlc a San Marino non si pagano concessioni e lo Stato non incassa niente”. Ciò avviene diversamente dall’Italia, ricorda, dove lo Stato incassa l’Iva del 22% e “noi oggi abbiamo le stesse condizioni tariffarie di quelle oltre confine”. La proposta trova il favore di alcuni consiglieri di maggioranza. Tra loro Rossano Fabbri, Ar-Npr, riconosce che l’emendamento meriti attenzione “Siamo, credo, l’unico Paese che non chiede nulla agli operatori di Tlc”. “E’ importante dare risposta e far pagare le tasse agli operatori”, manda a dire Iro Belluzzi, di Libera, esprimendo sostegno all’emendamento.“Ma – aggiunge- prima bisogna che la rete funzioni”. Infatti a San Marino “l’anomalia- rileva- è che se si telefona partendo da Città muovendosi verso un altro Castello non si riesce a tenere la linea per 5 minuti”, ovvero manca copertura. Dalla maggioranza Alessandro Mancini, Ar-Npr, invita il governo a portare a termine il dossier aperto sulle Tlc e a fare una valutazione sulla proposta avanzata da Rete. Alessandro Rossi, Gruppo misto, punta il dito sulla difesa dei monopoli esistenti nel Paese, non solo rispetto le Tlc. Quindi il Segretario Gatti precisa che il settore delle Tlc ha già una sua fiscalità del 4,5% ma “il tema è aperto e da affrontare con urgenza”, alla luce anche della trattativa in corso con il Gestore. Il Segretario invita però a ritirare l’emendamento: “Informerò il collega con competenza sulle Tlc al suo rientro- suggerisce- perché possa fare un riferimento nell’apposita commissione sulla trattativa che si sta portando avanti per avere una nuova convenzione, anche per aprire a soggetti esterni, sapendo che abbiamo una criticità legata alla ‘massa’ limitata e ciò pone dei limiti all’interesse per investimenti”. Quindi Gerardo Giovagnoli, Psd-Npr, ricorda come la convenzione con il monopolista Telecom derivi il suo modello di tassazione “da un periodo in cui tecnologia e il ruolo delle Tlc nella vita quotidiana e lavorativa erano ‘altra questione’”. Oggi il contesto è molto diverso, spiega, in primis perché “lo Stato ha fatto un investimento cospicuo sulla fibra ottica che deve avere un guadagno”. Esorta quindi a ragionare sull’aggiornamento degli utili -in termini di concessione del traffico generato: “Il 4,5 % è desueto e la rete su cui passano dati sarà dello Stato”. Giovanni Zonzini di Rete conferma che in base alla convenzione vigente “attualmente le nostre linee sono in mano a una sorta di monopolio, e non solo questa società gode di un monopolio di fatto ma anche di una tassazione del 4,5% sugli utili, praticamente un quarto della tassazione che pagano tutte le altre società, e si associa al fatto che il nostro Paese non ottiene un centesimo di gettito fiscale da chi utilizza infrastrutture statali”. Perciò con “il nostro emendamento miriamo a porre una pezza a una situazione di cui si parla da tempo e lo manteniamo”, conclude. Roberto Ciavatta, Rete punta il dito contro lo “strabismo’ del governo: “Non possiamo rinunciare di tentare di avere somme milionarie per poi dire che i soldi non ci sono per aiutare la popolazione”. Oltretutto, “l’investimento sulla fibra- aggiunge- dovrebbe mettere lo Stato in condizione di aprire il mercato vero delle Tlc, smarcandosi dalla dipendenza ad un unico operatore”. Infine, Matteo Zeppa, Rete, insiste a difendere l’emendamento: “Una presa di posizione del Consiglio non indebolirà la trattativa- assicura- anzi darà forza al governo”. L’emendamento non viene dunque ritirato e, messo ai voti, finisce respinto a maggioranza. La seduta si chiude sul dibattito acceso all’Articolo 20 “Manutenzioni asfalti” a cui sono presentati emendamenti soppressivi di Rete, Gruppo misto e Libera. “Avremmo voluto una spiegazione su questa proposta- motiva Vladimiro Selva, Libera-si riporta che è giustificata per le conseguenze delle piogge di maggio scorso, che hanno provocato danni sui manti stradali, ma poi si fa una modifica non legata a una serie di interventi elencati”. In sostanza, l’opposizione si dice perplessa e contesta l’articolo che “modifica la modalità con cui è possibile spendere soldi pubblici derogando alle norme ordinarie sugli appalti”. Non solo, Emanuele Santi, Rete, incalza: “Questo articolo non centra nulla con il bilancio- manda a dire- Siamo in fase pre-elettorale e non vorrei che sia solo un grimaldello per andare fuori da ogni legge sugli appalti e per asfaltare qualsiasi cosa, ‘basta la chiamata’”. Respinge le critiche il Segretario di Stato per il Territorio Stefano Canti: “Questo non è un articolo pre-elettorale, ma dà una maggiore possibilità di intervento e operatività all’Azienda di Stato in materia di asfalti”. Le abbondanti piogge dello scorso maggio “hanno deteriorato ulteriormente le pavimentazioni stradali sul territorio- conferma- L’Azienda autonoma dei lavori pubblici, con decreto delegato, ha la possibilità di ottenere contratti aperti- già usati nel settore edile e per gli impianti- fino ad un ammontare di 250 mila euro e 50 mila euro riferite alle singole imprese”. Ma lo stesso limite di spesa previsto per gli asfalti è fortemente limitante: “Con 50 mila euro fai al massimo 2 asfalti- motiva il Segretario- per cui è stato proposto di togliere il tetto massimo alla singola impresa e considerarlo di 250 mila euro”. La spiegazione non convince i consiglieri di opposizione e si sviluppa un dibattito che viene interrotto a fine seduta e proseguirà nella seduta del pomeriggio.


Questo è un lancio di agenzia pubblicato il 12-09-2023 alle 10:07 sul giornale del 13 settembre 2023 - 18 letture






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