SEI IN > VIVERE SAN MARINO > ATTUALITA'
lancio di agenzia

Report del Consiglio Grande e Generale di San Marino del 13 maggio – mattina

37' di lettura
52

SAN MARINO - Si apre in mattinata la sessione consiliare convocata in via straordinaria a seguito dell’operazione legata al rinnovo dell’emissione di titoli di debito pubblico.

In avvio dei lavori, nessun intervento si registra in comma comunicazioni, per cui si passa immediatamente al comma successivo con la ratifica dei due decreti legati al ‘roll over’: il n.82 “Emissione di Titoli del debito pubblico della Repubblica di San Marino, tasso fisso 6,50%, 19 gennaio 2027” e il n. 79 “Disposizioni inerenti alle operazioni ai sensi dell’articolo 3 della Legge 23 dicembre 2022 n.171” . Il primo ad intervenire è il Segretario di Stato per le Finanze, Marco Gatti che ha spiegato i dettagli dell’operazione, conclusa giovedì scorso e che “ha visto un’offerta di 300 milioni e ha ricevuto domanda di un miliardo e mezzo, quindi il mercato- chiarisce- ha chiuso con un collocamento del debito pubblico di 350 mln al tasso del 6,5 % con 143 investitori che hanno partecipato e sottoscritto il nostro titolo di Stato”. Il Segretario passa quindi a replicare subito alle critiche arrivate all’indomani dell’operazione da parte dell’opposizione, partendo ad elencare gli impieghi dei 340 mln di euro del finanziamento estero, riferisce anche i commenti positivi del capodelegazione Fmi sull’esito dell’emissione. “Se arrivano 143 investitori che fanno domanda per 1,5 miliardi significa il nostro paese e le sue politiche di bilancio così schifo non fanno- manda poi a dire il Segretario, rivolto all’opposizione- e che il cappio al collo ce lo vede solo qualcuno”. E ancora, “quello che dispiace è vedere che c’è chi cerca di aggredire questa politica per creare una turbativa in maggioranza”. E ancora, “Credo il debito non piaccia a nessuno, non piace a me e a nessuno qui e ci piacerebbe non averlo, ma bisogna fare con le condizioni in cui ci si trova- prosegue infine- Ci sono le condizioni per il debito interno? Sottrarre 350 mln ai risparmi e all’economia del paese significa sottrarli allo sviluppo economico”. Comincia così un lungo dibattito a cui sono iscritti 62 interventi. In estrema sintesi, tutti i gruppi in Aula riconoscono come inevitabile l’operazione, ma da parte di Rf viene stigmatizzata la mancanza di condivisione con l’opposizione e la ‘chiamata’ a cose fatte, mentre da Libera arrivano le critiche più forti. “Voi avete messo un cappio al collo al paese e vi state prendendo una responsabilità infinita e senza alcuna idea di come poter ripagare questo debito”, manda a dire Michele Muratori, Libera che definisce ‘follia’ la rinegoziazione. “La retorica del cappio al collo è insopportabile, replica dalla maggioranza, Matteo Rossi, Npr, che riconosce comunque “la necessità di fare una riflessione su come recuperare quei 30-40 mln. che ci servono per ridurre il debito e a pagare interessi”. E per farlo guarda in primis alla risoluzione delle criticità del sistema bancario. Il dibattito si interrompe dopo quasi la metà degli interventi previsti a fine della mattinata e riprenderà nel pomeriggio. Di seguito un estratto degli interventi della mattina. Comma n. 2 a) Ratifica Decreto Delegato 11 maggio 2023 n.82 – Emissione di Titoli del debito pubblico della Repubblica di San Marino, tasso fisso 6,50%, 19 gennaio 2027 b) Ratifica Decreto Delegato 4 maggio 2023 n.79 - Disposizioni inerenti alle operazioni ai sensi dell’articolo 3 della Legge 23 dicembre 2022 n.171 Marco Gatti, Segretario di Stato per le Finanze Oggi il Consiglio Grande e Generale è stato convocato per ratificare dei decreti delegati che in altri ordinamenti sono atti che riguardano alta amministrazione. In altri Paesi non vi sono parlamenti che discutono di regolamenti di titolo di debito, discutono sì di bilanci di previsione e di assestamento e di consuntivi che al loro interno contengono il mandato al governo per finanziare lo Stato. Nel nostro ordinamento diversamente per legge è necessario prevedere un decreto delegato che deve essere ratificato perché si abbia certezza di diritto. Giovedì il governo ha quindi proceduto, come dà mandato del bilancio di previsione del dicembre 2022 all’emissione del secondo titolo di Stato destinato alla copertura e alle riserve e possibilmente al riacquisto del titolo di debito che invece scadrà- a naturale scadenza- a febbraio 2024. L’operazione si è conclusa giovedì e ha visto un’offerta di 300 milioni e ha ricevuto domanda di un miliardo e mezzo, quindi il mercato ha chiuso con un collocamento del debito pubblico di 350 mln al tasso del 6,5 % con 143 investitori che hanno partecipato e sottoscritto il nostro titolo di Stato. Mi dedicherei alle domande che vedo- spesso strumentali- ma iniziamo a dare qualche risposta. Tra le domande che ho visto ieri è ‘come sono stati utilizzati i 340 mln di euro di debito pubblico contratto”. Abbiamo usato 55 mln per rimborso liquidità contratto a dicembre 2018 con Bcsm dal govero di Adesso.Sm per pagare gli stipendi che altrimenti non si sarebbero pagati. Abbiamo utilizzati per rimborsare 95 mln per il titolo denominato “Zero coupon” di Cassa di Risparmio, quindi abbiamo ridotto debito interno di 95 mln e li abbiamo trasformati in debito estero, che rientra in un’operazione più ampi di risanamento di Cassa di risparmio che veniva a perdere 30-40 mln tutti gli anni. Abbiamo sostenuto maggiori spese dell’Iss non preventivate per oltre 10 mln che erano state sottostimate nel bilancio 2018-2019, abbiamo dato 10 mln al Veicolo per i fondi pensione, per rientrare nei piani di ammortamenti, abbiamo sostenuto le perdite di Cassa di risparmio per 60 mln, abbiamo fatto complessivamente interventi in liquidità di uscita a sostegno delle famiglie e delle imprese durante il periodo Covid usando il fondo straordinario per 10 mln, abbiamo fatto interventi per i risparmiatori Smi, pagato utenze arretrate che non venivano pagare all’Aass, abbiamo iniziato a pagare il fondo Servizi sociale arretrato, e vorremmo arrivare al pari di tutte queste pendenze e usare liquidità per rientrare dei debiti pregressi. Tant’è se vedete lo sbilancio tra residui attivi e passivi è diminuito notevolmente, abbiamo pagato diverse spese per incarichi che non figuravano nella contabilità, erano previsti come spese per Iss, quindi tutte sanatorie di spesa e alla fine allo Stato di questi 340 mln sono rimasti 40-50 mln di liquidità per gestire il deficit 2020, anno del covid, anno 2021, anno della ripresa e fortunatamente l’anno il 2022 chiuderà non con un disavanzo. Altro dato, la liquidità: al 1.1. 2020 il saldo dello Stato era di 32 mln di euro. La liquidità complessiva di Stato-Enti era 76 mln . Il saldo della liquidità al 31 dicembre 2022 dello Stato era 90 mln, quella di Stato-Enti 143 mln. Le previsioni del bilancio 2023, che abbiamo discusso, sono con una perdita di 20 di milioni. Significa che, se le cose vanno male, il bilancio si chiuderà con un pareggio, se vanno bene chiuderà con avanzo, nonostante i i tantissimi interessi che paghiamo e che rendono per qualcuno ‘non sostenibile’ il debito. Questi sono numeri che si possono verificare. Quindi la critica rispetto all’operazione ‘non sostenibile’: la sostenibilità del debito è uno degli elementi per cui l’Fmi fa “l’Art. 4”, per capire in che prospettive è lo Stato che va a visitare. Noi abbiamo tenuto informato il capodelegazione del Fondo quando è partita l’operazione e che, purtroppo, il tasso era leggermente superiore rispetto quanto si poteva pretendere- anche se in bilancio avevamo messo e considerato lo 6,5%. E il capo delegazione ci ha risposto ‘Buona fortuna, l’interesse leggermente superiore potrebbe essere il prezzo da pagare nel contesto attuale per allungare la scadenza e ridurre l’incertezza”. Dopodichè ho informato dell’operazione, di un titolo a 3 anni e 8 mesi, dell’ammontare di 350 mln, delle offerte ricevute, e la risposta è ‘Complimenti, questa è una grande notizia’. Però qui abbiamo un sacco di esperti che ci dicono che abbiamo messo il cappio al collo al paese. Io invece credo che stiamo continuando a creare le condizioni per lo sviluppo. A me dispiace che si continui a usare quello che serve al Paese, la stabilità finanziaria e l’equilibrio di bilancio e il mettere nelle condizioni di avere fiducia per il paese...e se arrivano 143 investitori che fanno domanda per 1,5 miliardi significa il nostro paese e le sue politiche di bilancio così schifo non fanno e che il cappio al collo ce lo vede solo qualcuno. Quello che dispiace è vedere che c’è chi cerca di aggredire questa politica per creare una turbativa in maggioranza. Ho visto commenti ‘vogliamo vedere in Consiglio cosa faranno i partiti che in passato urlavano contro il debito estero’, riferendosi a Rete. Credo il debito non piaccia a nessuno, non piace a me e a nessuno qui e ci piacerebbe non averlo, ma bisogna fare con le condizioni in cui ci si trova. Ci sono le condizioni per il debito interno? Sottrarre 350 mln ai risparmi e all’economia del paese significa sottrarli allo sviluppo economico. Quando ci siamo insediati, a gennaio 2020, abbiamo dovuto fare i conti con la realtà: i livelli di liquidità ve li ho detti, anche nelle banche erano molto bassi e con un trend in discesa, con l’uscita costante di liquidità. Con le politiche messe in campo poi nel settore finanziario qualcosa è cambiato, e abbiamo ora un trend di ingresso di liquidità nelle banche, ancora basso però, per cui pensare che possano finanziarie tutto il debito pubblico non è possibile. Il debito interno non è prontamente liquidabile, non abbiamo un mercato secondario. Quello che mi aspetterei oggi dall’Aula responsabilmente è quello di ragionare su come insieme possiamo fare per far crescere il paese, ma non andando a criticare gli strumenti individuati in queste forme. Ritengo il dibattito dovrebbe essere : se vi sono forme alternative vengano valutate e si valuti l’impatto, altrimenti non possiamo dire di sostenere spesa sociale, rinnovo dei contratti con aumento inflazionistico... se non teniamo l’equilibrio di bilancio e una liquidità sostenibile. Michele Muratori, Libera Secondo gli Odg e i dibattiti avuti in Aula, si doveva condividere una linea con l’opposizione in un passaggio epocale per San Marino. Invece noi siamo stati convocati dal Segretario giovedì alle 14,30, quando i titoli erano già stati piazzati, con l’intento di comunicarlo lei, Segretario, e che non venissimo a non saperlo prima dai giornali. A fronte della convocazione odierna, siamo qui di sabato mattina- alla faccia di chi urlava allo scandalo per le convocazioni di urgenza nel fine settimana- per ratificare quanto già fatto a fare delle riflessioni da condividere con l’Aula. Noi abbiamo parlato nella conferenza stampa di ieri di un ‘cappio al collo’ al paese e mi sento di dire, dopo la sua relazione, Segretario, che mi sento di riconfermare quello che abbiamo sostenuto. Voi avete messo un cappio al collo al paese e vi state prendendo una responsabilità infinita e senza alcuna idea di come poter ripagare questo debito. State colpendo una sedia già traballante di suo. Si parla di oltre 22 mln di interessi all’anno che cadranno sulle teste di tutti i sammarinesi. Il percorso da sempre sostenuto da Libera era invece quella mercato interno, perché questa rinegoziazione è follia. Lei segretario ha parlato di sviluppo, ma dov’è? Non c’è un solo euro di questo debito investito nello sviluppo. I soldi sono andati per la spesa corrente e per pagare le infornate nella Pa, voi state facendo campagna elettorale con i soldi di tutti i sammarinesi. Un tasso al 6,5% è per un paese del terzo mondo, da strozzinaggio. Stiamo emettendo titoli che ci mettono in estrema difficoltà. Matteo Rossi, Npr Siamo entrati in un’epoca nuova. Quando abbiamo emesso un primo titolo di debito pubblico, perché la situazione del paese era quella descritta dal Segretario- con una condizione generale allarmante e con indicatori di una economia che andava a picco, avevamo e abbiamo un sistema bancario che non porta il reddito sperato a uno Stato, poi abbiamo avuto il Covid...- si è deciso di intraprendere questa strada, se non lo si fosse fatto, le banche sarebbero collassate e gli stipendi pubblici- di cui siamo garanti e di cui la stragrande maggioranza dei consiglieri ne beneficiano- non sarebbero stati garantiti, per cui si è deciso per il debito estero. Senza, in definitiva, non avremmo rilanciato il paese, saremmo morti. Per cui il ‘cappio al collo’ francamente non lo capisco, capisco il fare la politica. Ma qui è un passaggio tecnico delicato, si è deciso di intervenire nei mercati in questo momento, perché le condizioni erano meno peggio di altri Stati e di quelli che ci potevano capitare, la retorica del cappio al collo è insopportabile. Detto questo, c’è da fare riflessione su come recuperare quei 30-40 mln. Che ci servono per ridurre il debito e a pagare interessi. E bene ha fatto il Segretario a prevedere parte di quel debito per prevedere politiche di sviluppo. Sviluppo che c’è, dati alla mano: abbiamo avuto incassi di monofase come mai nella storia nell’ultimo anno e il trend è in crescita. Abbiamo livelli di occupazione altissimi. Qual è il problema? Siamo sempre lì. Abbiamo parlato di ‘problema casa’, ma è tutto legato alla questione bancaria. Sappiamo benissimo da dove deriva quel miliardo e mezzo di debito pubblico. Abbiamo avuto problemi con Cassa di risparmio, lo Stato italiano ci è andato giù pesante con la Repubblica di San Marino, allora forse è arrivato il momento di parlarne con lo Stato italiano. Quel miliardo di debito pubblico causato dalla vicenda Cassa grida vendetta. Poi ci sono tutte le vicende degli ultimi 5 anni, Asset, Cis e le altre ‘banchette’ di cui abbiamo parlato nelle commissioni di inchiesta. Questo è il problema del paese. Quindi quando ci interroghiamo della politica e di quello che deve fare, è trovare il modo di incamerare risorse e rilanciare veramente il sistema bancario, per mantenere il livello di liquidità necessario a mantenere lo stato sociale. In quest’Aula, questa maggioranza si è presa tante responsabilità che in passato non si sono prese. In un altro Consiglio ho fatto appello al coraggio. Abbiamo ereditato una situazione drammatica, siamo usciti dalla pandemia con le nostre mani, garantito stipendi e pensioni e servizi con tante difficoltà e lotte politiche di sparitzione di servizi sociali. Ma abbiamo retto. Ora coraggio. In virtù delle barricate politiche non si fanno passi in avanti su progetti e idee di sviluppo. Dobbiamo avere coraggio per superare la retorica politica ed essere consapevoli che quei 30-40 mln che ci servono ogni anno per ridurre il debito dobbiamo trovarli da qualche parte. Sara Conti, Rf Rf ha sempre dimostrato un atteggiamento responsabile e costruttivo e anche in questo caso non ci esimeremo dal farlo. Ci rendiamo perfettamente conto che il ricollocamento del debito pubblico fosse necessario. E’ chiaro che non potevamo ripagare la prima emissione, il roll over era necessario. Critichiamo il metodo con cui, sia due anni fa con la prima emissione, sia oggi, pochi giorni fa con il ricollocameto, il governo ha proceduto. Avete deciso di fare tutto in autonomia e segretezza, senza minimamente coinvolgere tutte le forze politiche del Consiglio. Un tema del genere non coinvolge una parte dei sammarinesi, ma tutti i cittadini sammarinesi e cpeserà su tutti loro per generazioni. Avete coinvolto le opposizioni solo con una chiamata all’ultimo momento, giusto per informarci a cose fatte, è inqualificabile. Su un tema del genere è necessario ci coinvolgiate e ci spiegate quali sono gli estremi di questa decisione. Ci dovete rendere consapevoli delle decisioni che state prendendo per tutti. Segretario, ha elencato come sono stati spesi i 340 mln ma non ha detto quello che non è stato fatto: sono stati spesi senza una idea di come sostenere il debito. Mi potere dire che le riforme sono state fatte, ma l’Igr non si è visto. Un progetto di sviluppo economico non è stato mai presntato, il Des è naufragato miseramente. Gaetano Troina, Dml Sul tema di oggi ‘è chi esprime entusiasmo, chi preoccupazioni e chi critica. La situazione dei mercati finanziari oggi non è rosea, la crisi di diversi istituti oltre oceano negli scorsi mesi lo dimostra. E’ difficile ipotizzare quale sia il momento giusto per queste operazioni. Diversi paesi si sono ritrovati nelle stesse nostre condizioni e qualche paese ha ottenuto condizioni peggiori delle nostre. Il tema di come le risorse ottenute siano impiegate merita una riflessione, occorre una serie definizione delle priorità, incrementando il confronto ed evitando mero assistenzialismo. Il collocamento 350 ml di euro sul mercato internazionale va considerato come punto di partenza e trampolino di lancio per iniziative legate allo sviluppo economico che si attendono da tempo. Per ottenere una maggiore stabilità di sistema e il recupero di competitività, occorre un cambio culturale importante, occorre rivolgersi alla prospettiva di investimenti e crescita, superando la logica della mera spesa corrente che resta un pozzo senza fondo, se non viene razionalizzata. Non è più tempo di questo modo di ragionare, è anacronistico. Attuare quindi politiche di rilancio del sistema economico del paese è l’unico modo per ripagare i titoli di stato e sostenere debito. Molti interventi normativi su questa strada sono pronti – penso alla legge sulle attività economiche -e attendono solo di entrare in vigore e a regime, perché il nostro comparto possa essere più competitivo. Occorre però coordinare gli interventi tra loro, perché per chi opera nel settore del nostro sistema sia leggibile e non indecifrabile. E’ necessario procedere senza intoppi a iniziative che possano far crescere e rilanciare il nostro sistema economico, sull’onda di innovazione e digitalizzazione. Elena Tonnini Sds Affari interni Per spiegare l’esigenza di condividere un Consiglio straordinario. E’ stato anticipato dal Sds per le Finanze come questo Consiglio derivi dall’esigenza di dare copertura giuridica a due atti emanati dal governo sulle emissioni di titolo e come in altri paesi vi siano strumenti di alta amministrazione per gestirli, mentre l’iter del nostro paese prevede l’emissione di un decreto e un passaggio in cui il decreto sia ratificato dall’Aula consiliare che potrebbe modificare il testo e le condizioni del decreto stesso. A fronte di un’operazione mercato avvenuta è necessario quindi che l’iter consiliare avvenga in tempi brevi, di qui l’urgenza di convocare un Consiglio che possa adempiere al suo compito sovrano, rispetto questo atto emanato dal governo, come già avvenuto nel 2021, con la prima emissione di titoli, con la convocazione di un Consiglio d’urgenza, sempre di sabato, a febbraio 2021, in cui fu ratificato il primo decreto sull’emissione di titoli di debito. Quello che ci troviamo a fare oggi è un rinnovo del debito, ma mi pare parte del dibattito sia sul concetto ‘debito si-debito no’. Nessuno è felice di fare debito, ma la decisione di introdurre a inizio legislatura un percorso di debito non è stata assolutamente presa alla leggera. A inizio legislatura, ci terrei a ricordare, ci si è trovati con un bilancio disastroso, eredità lasciata dalla precedente legislatura. Il paese era stato infiltrato da interessi esterni con azioni che hanno avuto conseguenze a livello economico nei gangli principali del paese che oggi sono attenzionati dal tribunale e che hanno creato danni consistenti al nostro bilancio. Proprio a causa di personaggi posizionati dallo scorso governo e maggioranza nei gangli economici principali del nostro Paese si è arrivati alle vicende di Banca Cis, operazione titoli, bilancio di Cassa di risparmio con una perdita di 530 mln….questa è l’eredità raccolta da questo governo, di qui la responsabilità di ridare sostenibilità economica al paese che non passa dal debito, ma questo ha aiutato a una soluzione nell’immediato, per far fronte agli impegni elencati dal Sds Finanze. Oggi ho sentito dall’opposizione affermazioni come ‘ci si rende conto cosa significa mettere questo debito sul capo dei cittadini?’. Si doveva pensare allora cosa ha significato un’operazione come un bilancio di Cassa con 530 mln di perdita. Forse il cappio al collo si messo quando non s è fatto nulla per impedire decisioni di questa natura. Ho sentito dire che intendete spacciare per ‘infornate’ quello che per la prima volta questa legislatura ha introdotto, ovvero i bandi di concorso, l’elemento del merito e del concorso pubblico. sulle base delle esigenze degli uffici e non delle infornate. Capisco che chi invece ha sempre sostenuto altri strumenti per gli ingressi nel mondo del lavoro- sicuramente le infornate e le stabilizzazioni a ridosso delle elezioni- capisco perché siano contrari e si cerchi di mistificare per tornare a un vero sistema delle infornate. Pasquale Valentini, Pdcs Questa scelta di andare a reperire risorse finanziarie su mercati esteri si sta rilevando positiva perché tutti gli indicatori che riguardano le conseguenze immediate di talr scelta sono positivi, sia per quanto riguarda il discorso sui bilanci interni, sia la percezione della situazione economica del paese che si ha all’esterno. Sulla ratifica del decreto e sulla validità dell’operazione: credo sia difficile e pretestuoso cercare di demolire tecnicamente, sulla base dei dati, questa operazione. E non sono io che intendo entrare ancora più a fondo di questo. I dati sono chiari. Però vorrei guardare questa operazione con uno sguardo più ampio. Gli altri paesi difficilmente convocano il parlamento per votare un decreto come questo. E dobbiamo rendercene conto. In questa legislatura, vuoi per la crisi finanziaria, vuoi per la pandemia o vuoi adesso per la possibilità che si chiude con l’accordo Ue, noi ci stiamo affacciando a scenari in cui non siamo più ‘padroni in casa’. Il modo in cui ricerchiamo risorse finanziarie e in cui siamo intervenuti per l’emergenza covid ci ha posto di fronte alla decretazione d’urgenza. Per affrontare anche quello che affrontiamo oggi, abbiamo dovuto usare consulenze di standing internazionale e di soggetti che fanno queste cose a larga scala. Il primo problema che dobbiamo mettere accanto a questo lavoro- che nel merito è difficile da contestare- è quello di un rafforzamento dello Stato e delle logiche con cui prendiamo le decisioni. Se non vogliamo ‘padroni in casa’, dobbiamo fare in modo che la modalità in cui arriviamo a queste decisioni dia il massimo di garanzie e partecipazione. Giuseppe Maria Morganti, Libera Noi di Libera siamo da sempre contrari al debito estero, si doveva mettere la politica in grado di affrontare un debito che portasse poi alla sua sostenibilità di rimborso, poi chiedevamo una politica definita sulla destinazione di questi soldi, anche di questo non se ne è parlato. Per la prima volta oggi il Segretario ci ha detto dove sono finiti più o meno i 340 mln di euro del debito. Sostanzialmente ci troviamo di fronte a due condizioni di grande precarietà, davanti a una scelta che poteva essere condivisibile. Il problema vero è che i 350 mln servono per ripagare i 340 mln già dilapidati e, tra l’altro, ci sono 20 mln in più previsti per gli interessi da pagare per il debito, siamo entrati in un loop destinato a crescere per determinare sempre più precarietà nel nostro Stato e ad assorbire sempre più risorse. Soldi per investire in sanità, servizi sociali etc non ci sono. Ed è una situazione pericolosa. Come si è generato il debito dello Stato? Si è parlato dei 95 mln per ‘zero coupon’ e del deficit di Cassa di risparmio….Cassa è finita nel grandissimo disastro di Delta e non è stato certo determinato dal governo di Adesso.sm, ma da ben altri governi. Anche i disastri del Cis derivano da 10-15 anni fa. La storia metterà in fila tutte queste cose, però basta, Segretario agli Interni, di dire che il debito è stato generato dal precedente governo, è ridicolo. Giovanni Maria Zonzini, Rete Visto che il governo ha già chiuso l’asta, difficile per questo Consiglio pensare una soluzione in senso contrario. Non mi interessa ragionar qui se il nostro tasso è in linea con il mercato, probabilmente lo è, perché quando nel 2020, il Paese è stato declassato a doppia B dall’agenzia di rating- e ci sarebbe un discorso da fare sulla buona fede e credibilità delle agenzie di rating- e quindi a un rating al pari della Tunisia o di paesi che consideriamo in via di sviluppo. Nel momento in cui si sta sui mercati internazionali è evidente che si deve stare all’interno di quelle regole e i prezzi e le regole sono dettati da queste agenzie. Assunto che non possiamo ribaltare i rapporti di forza, è evidente che dobbiamo cercare di adeguarci nella maniera meno dolorosa possibile per il Paese e quindi dobbiamo aumentare il nostro Rating. Avremmo dovuto mettere in campo iniziative volte a ridurre lo sbilancio dello Stato. Sento dire che il bilancio è in pareggio o in attivo, ma se leggo la relazione a bilancio consuntivo 2021, si registra un disavanzo. E’ evidente che in assenza di interventi particolarmente decisivi, a fronte di un aumento delle entrate, il nostro Stato rinnova 350 mln a tasso 6,5% e dall’anno prossimo dovrà trovare altre fonti per finanziare i bilanci dei prossimi anni. E’ innegabile. Questo avrebbe dovuto imporre scelte decisive negli ultimi anni. Invece è stata fatto una riforma delle pensioni che ha semplicemente sterilizzato i bilanci di stato da future spese aggiuntive. Meno male che c’è stata, ma ha prevenuto ulteriori uscite da bilancio. Quello che è mancata purtroppo, e non è più rinviabile, è la riforma delle imposte dirette, solo con essa si potrà ridurre in modo significativo il disavanzo e tutelare lo stato sociale. Diversamente possiamo stare qui a rimpallarci le responsabilità quanto volete, ma la realtà è che il nostro Stato aveva un modello di sviluppo fino alla fine degli anni 2000 e che non vogliamo riproporre, ma garantiva determinate entrate e spese per lo Stato. Quel modello non c’è più. Poiché questo sistema non c’è più, parimenti le uscite sono diminuite molto meno, il nostro problema è strutturale. Non è più rinviabile la riforma fiscale, per garantire il welfare state alle fasce di reddito più basse e per risistemare il bilancio a un deficit più sostenibile. Gerardo Giovagnoli, Npr E’ curioso come in questo paese ci si ritenga sempre speciali e diversi dagli altri, sia quando ci autoincensiamo, sia quando ci spariamo fango addosso. Il provvedimento che ci apprestiamo ad affrontare in altri paesi europei avviene probabilmente una volta al mese. E non mi sembra si vaticinino tragedie. Una delle questioni che dovremmo accelerare è l’ingresso nel mercato europeo e proprio il discorso del debito dovrebbe farci capire quanto è importante essere dentro ai meccanismi europei, perché stiamo entrando in un sistema di prestiti internazionali ed europei. Allora fa differenza essere all’interno di un mercato in cui siamo riconosciuti come gli altri, dovremmo spingere su questo invece di rivangare il passato e chiedere altre opzioni. Non c’erano altre possibilità. Concentriamoci sulle politiche di sviluppo che si basano su un paese con fondamentali sani. Concentriamoci sullo stare in una famiglia in cui siamo riconosciuti come gli altri e avremo minori tassi di interesse. Andrea Belluzzi, Sds Cultura Il covid è stato sotto gli occhi di tutti, l’emergenza finanziaria- su cui non torno sulle cause- era altrettanto grave e il covid l’ha ampliata. Della messa in sicurezza dei conti poco interessa, tutti puntano il dito sulla dimensione del debito, sul tasso di interesse... tutti diventano esperti di rating e di finanza. Noi siamo in un sistema chiuso all’esterno e se va in crisi una colona importante come quella finanziaria viene giù tutto, questo il nostro limite, per questo si lavora a una maggiore inclusione in ambito europeo. Ma noi vogliamo guardare il dito e non ascoltiamo che già il bilancio 2023 tiene conto di quel tasso di interesse, e invece dovremo guardare la luna e portare il dibattito non su come ripagare quel debito, ma su come fare sviluppo, su questo bisogna innescare la discussione, su come generare sviluppo. Sarà il tema che farà da ponte con la prossima legislatura, quello delle riforme, Ma non riforme di natura istituzionale, ci sono riforme più difficili che possono costare in termini elettorali, occorre riformare paese, società e pubblica amministrazione, rendere più efficiente i centri di spesa, rendere più efficiente l’organizzazione di welfare e Pa. E sono cose difficili e costano in termini di consenso, ma liberano risorse enormi che permettono al nostro welfare di essere sostenibile nei prossimi anni e permettono di generare quella liquidità per crescere e mantenere al passo con i tempi il welfare. Alessandro Cardelli, Pdcs La scelta di questo governo e della maggioranza di trasformare il debito pubblico interno in esterno, a nostro avviso, è una scelta condivisibile. Ho apprezzato anche l’approccio del consigliere Conti di Rf che ha riconosciuto come necessario il roll over. Si sono liberate risorse e il Sds ha elencato le destinazioni di quel finanziamento, dobbiamo riconoscere che la stragrande maggioranza di risorse sono state destinate al sistema finanziario per problemi relativi a Banca Cis e Cassa, problemi del passato, e non è una scelta sbagliata perché libera risorse che ricadono sul sistema economico. Quando si dice che ‘neanche un euro è stato destinato allo sviluppo economico’ bisogna essere sinceri: nel momento in cui si destinano risorse al sistema bancario, è ovvio che poi le banche hanno maggiori disponibilità e possono fare maggiori impieghi. E dobbiamo ammetterlo, che le banche allocano meglio rispetto lo Stato, rispetto progetti di sviluppo. Sul tasso di interesse: il mondo è cambiato dopo la guerra in Ucraina, l’inflazione è aumentata e anche i tassi di interesse. Se guardiamo lo spread rispetto alla prima emissione e rispetto quella attuale vediamo che è assolutamente uguale. Collega Morganti, non mi sorprendo che abbiamo un tasso più alto rispetto alla media dell’eurozona, sia perché non siamo nell’Ue, sia perché non siamo vigilati dalla Bce..inevitabile che i mercati chiedano un tasso superiore a San Marino e questo tasso è in linea con il mercato interno. Le critiche mosse non possono quindi essere condivise. A Muratori: non mi è piaciuto il tono sul ‘cappio al collo al paese’, sa anche lui che non è vero. Oggi rinegoziamo il debito usato per aiutare il sistema bancario e altro, per cui oggi questa approvazione è un passaggio necessario. Marica Montemaggi, Libera Che il debito estero sia una scelta inevitabile per quello che si è trovato nel momento in cui si è arrivati al governo, come è stato sostenuto nel dibattito da consiglieri di maggioranza e Segretari di Stato, non è la rappresentazione della realtà. C’è una storia molto più profonda e più lunga che ci ha portato a questo debito, che ci ha portato ad aprire all’estero e alla strada presa da questo governo e maggioranza. Ci avete chiesto alternative: l’alternativa era affrontare il debito in altro modo, con un piano di riforme da attuare. un piano vero di riforme, un progetto-paese che doveva essere condiviso anche con il coinvolgimento di tutto l’arco parlamentare. Nel concreto le riforme fatte cosa hanno portato? Quali sono le proiezioni sul futuro? Tutti gli interventi fatti ed elencati oggi sono stati impiegati per coprire dei buchi e per pagare gli stipendi. Oggi le banche cosa stanno facendo per lo sviluppo, riescono a dare credito? Le condizioni di mercato ottenute porteranno purtroppo ad un impoverimento del Paese e se non corrisponderà un intervento di equità sociale avremo un divario che si estenderà fortemente. Andrea Zafferani Rf Oggi discutiamo di un’operazione che è innegabile, il non rinnovo significherebbe ‘default’ per il paese, nell’analisi però dell’operazione e delle scelte fatte prima di arrivarci c’è molto da commentare. Il timing dell’operazione lo ritengo corretto, opportuno il rinnovo in anticipo per evitare situazioni di mercato più sfavorevoli. Il 16 maggio vedremo il numero di investitori che non chiedono rimborso in anticipo, al prezzo di pagare gli interessi due volte. Era un rischio da correre, ma ne va tenuto conto. Altra questione è il tasso. In senso assoluto sembra una cifra spropositata, se guardiamo i tassi fatti ai paesi dell’area Euro comparabili è appena più alto dalla loro media e spiega l’appetito avuto dagli investitori. Si parla di spread elevato rispetto al titolo tedesco di pari scadenza, ma è inevitabile, essendo noi un paese a doppia B e fuori dall’area euro. Al Segretario chiederei conferma sul tentativo originario di fare titoli a 5 anni. Quel 6,5% rendimento ci costa 23 mln all’anno di interessi, sommati a tutti gli altri interessi in corso, arriviamo a circa 40 mln di interessi annuali da pagare. Mi preoccupa perché oggi abbiamo un livello di entrate buono e in crescita per effetto dell’inflazione. Prima nota dolente, quindi, tassi difficilmente sostenibili. Seconda nota dolente, con le uscite in conto capitale, il paese ha un disavanzo alto, non siamo neanche vicini ad un avanzo primario se consideriamo tutte le uscite. Terza nota dolente è che le entrate reali depurate dall’inflazione non stano crescendo. Quarta nota dolente, il precedente debito è andato a ripagare spesa corrente e rimborso prestiti pregressi, sono rimaste poche decine di milioni di euro che state buttando in assunzioni dello Stato- Tonnini nel suo intervento è stata pittoresca- 150 dipendenti in più rispetto l’anno scorso, consulenze, viaggi, elargizioni di tutti i tipi. Eppure non siamo riusciti a trovare in questa legislatura risorse per politiche di sviluppo e sociali. Le riforme sono state fallite, l’unica fatta è quella delle pensioni, un piccolo palliativo per 6-7 anni, quella del lavoro è rinviata a decreti, quella fiscale si è persa nella nebbia. Oggi non dovremmo perdere tempo con ‘è colpa mia, no, è colpa tua’. Abbiamo un bilancio in situazione problematica al di là dell’inflazione, e non abbiamo impostato nessuna politica strutturale per cambiare questo trend. Allora dobbiamo chiederci tutti qual è il quadro politico che deve essere creato per fare scelte estremamente difficili che vanno fatte per recuperare 70 mln di risorse che allo Stato mancano. Carlotta Andruccioli, Dml Il roll over è necessario ed è chiaro a tutti, ma poi si può disquisire su cosa si è fatto finora. Questa seduta con il rinnovo del debito è inevitabile . Ci sono fatti che non dipendono da noi., come la crisi legata alla guerra, poi ci sono fattori interni che invece dipendono da noi. La debolezza del sistema bancario, in primis. Con la strada del debito interno non possiamo rischiare una crisi di liquidità del nostro sistema bancario, che sta ancora scontando le scelte sbagliate del passato. Sul Progetto della cartolarizzazione siamo in ritardo, si chiedono risposte, è un progetto condiviso per la sua realizzazione e chiediamo si proceda. Altro tema, oltre alla messa in sicurezza del sistema bancario, dobbiamo avere prospettive su dove vogliamo portarlo, allora anche qui 1) potenziare competenze in quel sistema 2) fornire nuovi servizi e cambiamento tecnologico 3) sfruttare una serie normative già esistenti come il decreto sulla custodia sugli asset virtuali, a che punto siamo? Sul rating incide anche la capacità amministrativa, anche qui ritengo ci debbano essere interventi e che spazi di manovra ci siano per formazione personale, cambio approccio nella Pa, poi digitalizzazione della Pa. Oltre ai progetti, bisogna essere consapevoli che con la gestione della cosa pubblica invariata non si può andare avanti. Abbiamo fatto la riforma delle pensioni e abbiamo detto che va ricambiata tra pochi anni, la Pa è sproporzionata a popolazioni e servizi...oggi più che mai ci deve essere consapevolezza, altre riforme vanno fatte e richiederanno ancora più coraggio. E l’idea di rilanciare il Paese passa per lo sviluppo economico. Solo creando le condizioni per esso potremo creare fiducia nei mercati e condizioni più vantaggiose delle attuali e centrare l’obiettivo di ripagare quel debito che comunque ci preoccupa come governanti e come cittadini. Massimo Andrea Ugolini Sds Giustizia Due elementi vanno rilevati, il primo, che quando ci siamo insediati poco dopo ci siamo trovati dentro la crisi sanitaria che di riflesso diventava di carattere economico e finanziario, e quando si dice che la liquidità era di 32 mln, una riflessione dobbiamo farla. La situazione pandemica ci ha costretto poi di intervenire sull’economia e ha portato alla diminuzione entrate, ma nonostante ciò siamo riusciti a mantenere un equilibrio finanziario ed economico, senza supporto esterno da parte di nessuno. Quindi la fiducia che il mercato secondario ha riconosciuto, anche con un richiamo per riemettere un nuovo bond con un numero elevato di investitori, ritengo sia sia elemento importante. Rispetto al tasso di interesse, non è che possiamo andare a comparare San Marino a paesi dell’Ue e che sono sotto il cappello della Bce. Se andiamo a vedere quello che paga il mercato a paesi simili al nostro e ritengo il tasso sia analogo. Il Sds ha fatto bene a intervenire ora, liberando risorse interne perché possano andare sull’economia reale e per fare in modo che le aziende che vogliano investire sul territorio siano messe in condizioni di operare. William Casali, Pdcs Sul tema in questione ha sensibilità l’intera sala, la maggioranza è intervenuta per giustificare questa operazione e anche da parte dell’opposizione c’è stata onestà intellettuale sulla necessità di farla. Parlare di questo tema è delicato, nessun governo vorrebbe fare debito pubblico, è un passaggio difficile per tutte le forze politiche, ma questo nasce da una esigenza. Questo governo è partito con una risoluzione bancaria dove tutti i partiti politici e parti sociali sono state coinvolte e si è assunto la responsabilità di prendere dei provvedimenti. E’ partito con una pesante eredità e oggi con questa convocazione straordinaria dobbiamo affrontarla. Possiamo strumentalizzare sul tasso troppo alto, sulle troppe consulenze fatte per andare sul mercato...è ovvio così si può toccare la ‘pancia’ delle persone, ma con responsabilità dobbiamo tutti quanti affrontare questo passaggio. Sull’operazione in sé o per sé: abbiamo fatto un lavoro giusto, ci siamo presentati mantenendo il tasso in linea con il rating del nostro paese e con un’operazione che ha riscosso offerte maggiori rispetto la domanda. Iro Belluzzi Libera Noi purtroppo abbiamo un cappio al collo, che non ci hanno messo oggi, e ancora non ci soffoca, ma è stato messo quando si è scelto di espandere il debito interno verso i mercati internazionali. Tutti qua vogliono far passare come vittoria l’interesse fuori confine nell’acquisire titoli di debito pubblico sammarinese. Il fatto che ci indebitiamo verso soggetti esterni a San Marino va su quelle che sono scelte diverse di sovranità. Unico elemento- e qui chiamo in causa tutta la maggioranza e anche le forze che tenevano una posizione differente- è il fatto che l’unico elemento di sovranità per San Marino sia Banca centrale, che ci impedisce tutta una serie di passaggi: il fatto che non possiamo partecipare a immissioni di titolo pubblico del mercato secondario. Avendo visto cosa ha combinato quella contaminazione di una istituzione così importante- Banca Partner e Banca Cis fatte fondere, la gestione partita dal Memorandum con l’Italia e cosa ha comportato su Cassa- noi continuiamo su percorsi che possano determinare aggiustamenti per far sopravvivere quello che non è più sostenibile. Alberto Giordano Spagni Reffi, Rete Questo decreto per noi di Rete non è qualcosa di semplice da analizzare ed approvare, siamo consci delle nostre posizioni storiche in tema di debito storico, portate in un momento in cui, a nostra opinione, c’erano ancora possibilità di alternative al debito estero, nel 2017. Nel momento, in cui invece ci siamo trovati a gestire le finanze pubbliche dalla maggioranza, ci siamo resi conto della situazione della casse dello Stato e dell’operazione di pulizia della casse fatta nela precedente legislatura. Chiaro è che il prestito è qualcosa senza il quale il nostro paese non può esistere. Siamo consci della responsabilità cui oggi l’Aula è chiamata. Siamo ancora consapevoli che vie alternative potevano essere trovate, non per coprire totalmente questo debito, ma parzialmente è stato un po’ fatto, con i 50 mln di debito interno. Non faccio il discorso sui tassi di interesse, qualcosa non imputabile al nostro Sds di Stato, il rialzo è a livello globale. E’ anche vero che al paese serve anche altro. Fondamentale è che arrivi a breve sui tavoli la riforma Igr, per incamerare qualcosa di più e contenere la spesa pubblica. Miriam Farinelli, Rf Debito sì, debito no, che fosse necessario rinnovarlo può trovare sua giustificazione, ciò che invece è criticabile è la modalità in cui si svolgono le cose. Le forze di opposizione sono avvisate da sempre a cose fatte, senza possibilità di confronto. Ciò che non appare sono investimenti strategici in infrastrutture, su politiche sociali, un progetto sullo sviluppo che porti alla messa in sicurezza e perché no, al recupero del debito. Le riforme fatte non sono sufficienti, al paese serve altro per risollevarsi. Rf non si è mai sottratta al confronto, noi diamo sempre la nostra disponibilità.


Questo è un lancio di agenzia pubblicato il 13-05-2023 alle 12:46 sul giornale del 15 maggio 2023 - 52 letture






qrcode